Meditazioni Reiki: Se incontri un Buddha per strada, uccidilo, la metafora dell'individuazione

 

Meditazioni Reiki:
Se incontri un Buddha per strada, "uccidilo"

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Meditazioni Reiki: Se incontri un Buddha per strada, uccidilo. Una metafora dell'individuazione

 

 

 

Meditazioni Reiki:
Se incontri un Buddha per strada, "uccidilo"

MASSIMO DE POLI

 

Meditazioni Reiki e Koan Zen: Se incontri un Buddha per strada, uccidilo

«Se incontri un Buddha per strada, uccidilo! Questo è un simpatico Koan che racchiude in sé la visione che è opportuno avere nei confronti di persone che si mostrano a noi come i veri illuminati, detentori di verità a loro dire "assolute". Kōan è un termine proprio del Buddhismo Zen e indica lo strumento di una pratica meditativa, consistente in una affermazione paradossale o in un racconto usato per aiutare la meditazione e quindi "risvegliare" una profonda consapevolezza. Di solito narra l'incontro tra un maestro e il suo discepolo nel quale viene rivelata la natura ultima della realtà. L'allievo è dunque chiamato metaforicamente a uccidere l'arroganza del suo ego, così come a uccidere quella di chi si facesse portavoce invasato di verità assolute; e ancora è chiamato a un processo di individuazione in cui un giorno, ormai maturo, deve distruggere in sé la rigida immagine del maestro e il proprio ruolo di allievo per camminare sulla propria strada con le proprie gambe.

Meditazioni Reiki: Se incontri un Buddha per strada, uccidilo

Nella meditazione molte volte si impara questa visione da uno o più maestri, o persone che noi riteniamo tali. La cosa interessante è il ciclo che si crea tra allievo e maestro... "Maestro" o "Maestra" mi sa un po' da scuola elementare... L'insegnante in oriente, specialmente in Giappone, lo si definisce Sensei... ma in giappone Sensei ha anche significato sarcastico di "presunto leader megalomane"... quindi il termine con questa doppia accezione è molto Taoista!

La cosa interessante è che se esiste un Sensei esiste anche un Senpai (studente anziano) e quindi un San (semplicemente sig./sig.ra, che nelle arti marziali definisce il novizio)... nella lingua giapponese esistono tante sfumature tra questi tre termini, ma mi fermo qui per brevità.

 

Prima Fase

Le persone, prima di intraprendere un percorso qualsiasi di meditazione o pratica ad essa correlata (arti marziali, pratiche olistiche, ecc.), si informano, acquisendo talvolta un enorme bagaglio di conoscenze alla rinfusa, spesso contrastanti tra loro, alcune addirittura errate o mal comprese... Al di là di tutto, la persona si guarda intorno, un po' smarrita, sognando qualcuno che lo aiuti a dirimere un po' della nebbia che la circonda. Se ha fortuna, un po' di prudenza, pazienza, può incontrare un Sensei, diventando così San in una determinata disciplina. In questo primo passo spesso si inizia ad ammirare le doti del Sensei, tentando di acquisire maggiori conoscenze possibile, venendo ad essere quasi abbagliati dalla bravura del maestro... da parte del maestro le gatte da pelare non sono poche... L'allievo più "ispirato" è spesso quello che ha tantissime nozioni alla rinfusa, alti livelli di confusione mentale e riuscire ad ordinargli le idee e snebbiarlo da falsi preconcetti è un lavoraccio degno del lavoro in una miniera di carbone... Il Sensei però ha degli alleati: i Senpai, i quali sono allievi anziani, quasi maestri a loro volta, che seguendo le indicazioni del Sensei affiancano l'allievo e tentano di assisterlo, specialmente nell'evitare errori e inconvenienti vari... L'allievo di per sé vede i Senpai con invidia, vorrebbe essere al loro posto e spesso non capisce come questi siano arrivati a certi livelli.

In questa fase il Sensei mostra al San cosa fare e come farlo;
Emozione del San per il Sensei: Affetto, in alcuni casi quasi cieco
Emozione del Sensei per il San: Preoccupazione! Tanta preoccupazione!

 

Seconda Fase

Una volta che l'allievo inizia a snebbiarsi la mente dai falsi preconcetti e dalle false informazioni, inizia a provare soddisfazione per sé stesso, vede il Senpai come un amico, e inizia ad intravedere i difetti del Sensei, specialmente quando viene richiamato anche in maniera brusca del tipo: «lTu fai questo da tanto e non l'hai ancola impalato bene! Col cavolo che io passale te a livello successivo!» Per il Sensei si intrufola l'idea che se l'allievo non lo si tiene in tensione si potrebbe generare una serie di meccanismi di autovalutazione erronei, quindi è la fase in cui il Sensei vuole dimostrare di essere uno di quelli bravi e professionali, creando anche barriere emotive, e così facendo mostrando il fianco delle proprie emozioni (Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikido, diceva che quando si è troppo rigidi si perde l'equilibrio). Anche in questa fase intervengono i Senpai, che questa volta prendono le difese dell'allievo; grazie a questi validi collaboratori, un bravo Sensei capisce come ritornare ad una critica equilibrata nei confronti dell'allievo, sempre e comunque tenendolo in tensione, ma facendogli capire che è sulla strada giusta.

In questa fase: Il San fa, il Sensei giudica
Emozione del San per il Sensei: Affetto, affiora la critica
Emozione del Sensei per il San: Affetto, interesse, creazione dell'opportuna tensione, un po' di preoccupazione

 

Terza Fase

Meditazioni Reiki: Se incontri un Buddha per strada, uccidilo, una metafora dell'individuazione

L'allievo apprende in maniera disci-plinata l'arte del Sensei, si appoggia ai Senpai per le delucidazioni e usa i Senpai come cartina di Tornasole del proprio avanzamento, la soddisfazione per la disciplina aumenta così come l'ammi-razione per i Senpai, mentre nei confronti del Sensei si insinua risentimento, a volte quasi un fastidio viscerale... o persino odio...

Per il Senpai la vita si fà più semplice, diventa ago della bilancia tra Sensei e San, ponendo le basi del suo probabile futuro stato di insegnante. Per il Sensei è il momento più oscuro... rimane interdetto se far passare ai livelli successivi il San o farlo rimanere in quello stato, sa che se sceglie il momento sbagliato, anticipando il passaggio il suo allievo si monterà la testa, e quasi certamente creerà problemi, se invece ritarderà il passaggio rischia di stancare eccessivamente l'allievo, facendogli abbandonare il percorso....

In questa fase: Il San e il Sensei praticano fianco a fianco
Emozione del San per il Sensei: Disaffezione, a volte vero odio
Emozione del Sensei per il San: Rimane interdetto, sa che deve cogliere l'attimo più opportuno e che se sbaglia sarà un disastro

 

Quarta Fase

L'allievo è diventato un Senpai, il braccio destro o sinistro del Sensei, inizia a rivalutare il Sensei, comprendendo un po' alla volta i veri motivi del suo comportamento, l'arte e la disciplina diventano cosa di tutti i giorni. Il nuovo Senpai quindi vive nell'arte del maestro e nella disciplina, ringraziando i vecchi Senpai che nel frattempo si sono allontanati diventando a loro volta Sensei, sa che anche lui prima o dopo diverrà un Sensei, ma non ha fretta, anzi, quasi gli dispiace passare a una fase successiva. Il Sensei in questa fase è al suo picco d'orgoglio, ha un nuovo Senpai, ha sudato venti camice per insegnargli l'arte, la disciplina, la fluidità e sa che ha fatto un buon lavoro, vedendo il proprio allievo giungere ad un buon livello prova una sorta di tristezza nel sapere che la fase successiva potrà essere solo l'abbandono quando divverrà un nuovo Sensei. Il Maestro osserva con attenzione il suo allievo dandogli un po' alla volta consigli su come imparare a sua volta ad insegnare.

In questa fase: Il Senpai mostra, il Sensei osserva, i due dialogano alla pari
Emozione del Senpai per il Sensei: Perdono, empatia, riconoscenza e grande rispetto per il Maestro
Emozione del Sensei per il Senpai: Soddisfazione e un po' di tristezza

 

Quinta Fase

Meditazioni Reiki: Se incontri un Buddha per strada, uccidilo

A questo punto il Senpai inizia a verificare e sperimentare strade che il proprio Sensei non ha avuto tempo o modo di percorrere, si confronta con il maestro come con un fratello maggiore, nei confronti degli allievi più giovani si rende disponibile e tenta di aiutarli al meglio, anche parlandone chiaramente con il proprio Sensei. Per il Sensei è il tempo di raccolta, si confronta con il proprio Senpai, discute con lui su come evolvere le tecniche di insegnamento, e la stessa disciplina e l'arte; insegna al proprio Senpai come sfruttare le doti di Sensei, capisce di non aver perso tempo.

In questa fase: Il Senpai evolve, il Sensei evolve
Emozione del Senpai per il Sensei: Pura riconoscenza e rispetto
Emozione del Sensei per il Senpai: rispetto, soddisfazione e un po' di tristezza

 

E infine...

E infine colui che ha iniziato come allievo diviene Maestro, San diviene Sensei... E il Sensei per ogni allievo che matura, cresce egli stesso, sviluppandomaggiormente le proprie capacità e la propria arte di divulgare la disciplina... Entrambi si assumono il rischio di evolvere, coscienti che a volte potrebbero essere delusi, amareggiati, o altro.

Ma non sempre... Ma non sempre è una storia a lieto fine, ci sono allievi che fraintendono le parole e gli atti dell'insegnante, insegnanti che non insegnano rendendo onore alla loro categoria, Senpai assenti... falsi profeti fanatici...

...ma se una cosa interessa non ci si deve scoraggiare, ma provare, provare, provare... con tutta la propria sensibilità, tutto il proprio buon senso... a volte anche provare a cambiare insegnante... o allievi... e mi raccomando non uccidete il maestro, si tratta di una metafora dell'individuazione...»

Massimo De Poli

 

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